Tux and gnu love story


Creative Commons License photo credit: Francois Schnell

Articolo scritto da : Giacomo Fazio aka l3golas

Mai l’argomento ”software open source” è stato alla ribalta come in questi ultimi tempi. Sembra che con il suo sviluppo forse lento, ma sicuramente inarrestabile, stia rivoluzionando il business, trasformando le amministrazioni e diffondendo l’istruzione in tutto il mondo… Ma cos’è l’open source e perchè si sta diffondendo così tanto?

Da Wikipedia:

”Il software open source è un software il cui codice sorgente è disponibile tramite una licenza che permette agli utenti di usarlo, modificarlo,migliorarlo e di redistribuirlo in una forma modificata o non modificata. E’ spesso sviluppato in modo collaborativo.”

I vantaggi dell’open source

  1. I vantaggi che derivano dall’uso del software open source, al di là delle implicazioni sociali e filosofiche, sono innumerevoli:
  2. Possibilità per chiunque di modificare e personalizzare liberamente il software;
  3. Il codice sorgente è sottoposto ad una revisione da parte di moltissime persone, sotto il controllo di uno o più maintainer continuo feedback da parte degli utenti;
  4. Le nuove release si susseguono velocemente;
  5. Scoperta di bug e malfunzionamenti più rapida e semplice: più persone provano il software in più scenari d’uso;
  6. I bug scoperti vengono spesso mostrati in appositi indici disponibili a chiunque;
  7. Il software open source supporta molto meglio del software proprietario l’hardware datato;
  8. Non esistono specifiche proprietarie e segreti di alcun tipo;
  9. Il codice sorgente è trasparente: possibilità di inserire malware o spyware pressochè nulla chiunque può essere d’aiuto: programmazione, beta testing, traduzione, libere offerte;

Un po’ di storia

La nascita del software open source risale agli albori dell’informatica, anzi è stato il modello nato per primo. Con l’avvento dei sistemi operativi, fu possibile utilizzare lo stesso programma anche su hardware diversi, purchè con lo stesso sistema operativo. Molta gente avrebbe potuto utilizzare i software creati: enormi prospettive di guadagno. Il software proprietario era nato!
Ovviamente si trattava di codice chiuso, ossia non visionabile dagli utenti. Anche i malfunzionamenti finirono per costituire una fonte di guadagno nel lungo termine: se la versione del programma ha un bug o è poco ottimizzata, farò uscire una nuova versione in futuro e poi un’altra ancora, e così via.
Casi limite: qualche software house inseriva volutamente istruzioni di ritardo nei loro software per poi toglierle o ridurle nelle versioni successive, acclamando l’aumentata velocità della nuova versione. Il modello proprietario acquisì subito successo. Ma un gruppo di idealisti, capeggiato da Richard Stallman,non ci stava: nel 1985 fondarono la Free Software Foundation (FSF), che intendeva far conoscere e diffondere la filosofia del software libero, che doveva avere le seguenti 4 caratteristiche:

  1. La libertà di eseguire il programma per qualunque scopo (libertà 0).
  2. La libertà di studiare il codice sorgente del programma e di modificarlo secondo le proprie esigenze (libertà 1).
  3. La possibilità di ridistribuire copie del programma per aiutare gli altri (libertà 2).
  4. La libertà di distribuire pubblicamente copie da te implementate del programma, sicché tutta la comunità possa trarne beneficio. (libertà 3).

Concetto principale: ”libertà” di usare il codice come meglio si ritenesse opportuno.
Ma nella lingua inglese, la parola ”free” contenuta in ”free software”, oltre che ”libero” vuol dire anche ”gratis”: molti lo associavano erroneamente a quello di ”freeware” (che indica effettivamente software gratuito). Le aziende, sentendo la parola ”gratis”, si tirano giustamente indietro; Bisognava trovare un altro nome! Ma tutti i possibili sostituti sembravano ancora peggio di quello attuale. Fu proposta la parola ”open source”: nonostante non rendesse bene l’idea come ”free”, avrebbe evitato equivoci dannosi e avrebbe permesso l’avvicinamento delle aziende.
Molti accettarono di buon grado. Invece i più idealisti, tra cui Stallman, rifiutarono la proposta: con il nuovo nome si sarebbe perso lo spirito di libertà alla base di tutto. Si venne a creare così un gruppo distinto, che prese il nome di OSI (”Open Source Institution”), con il compito di diffondere il modello Open Source.
I due gruppi esistono ancora e di fatto le ideologie e le implicazioni pratiche variano solo per qualche leggerissima sfumatura; Entrambi collaborano per gli stessi scopi e agli stessi software. Semplicemente i sostenitori del ”free software” sono più idealisti (il codice deve essere aperto per rispettare la libertà degli utenti e degli autori), quelli dell’”open source” sono più pratici e guardano ai risultati concreti (il codice deve essere aperto perchè si tratta di una scelta commerciale valida per le aziende).
La stragrande maggioranza delle persone usano entrambi i termini come sinonimi data l’enorme somiglianza dal punto di vista pratico, quindi da adesso in poi lo faremo anche noi

La cattedrale e il bazar

I vantaggi derivanti dall’uso dell’open source sono riassunti ne ”La cattedrale e il bazar”, un saggio scritto nel 1997 da Eric S.
Raymond. Le aziende che producono software proprietario adottano il modello a cattedrale: solo un numero limitato di sviluppatori lavora al software, con una suddivisione gerarchica dei ruoli, correggendo i bug e rilasciando nuove versioni con relativa lentezza.
Le aziende che producono software open source adottano invece il modello a bazar: il codice del programma è disponibile
a tutti, gli utenti interagiscono con gli sviluppatori e se vogliono diventano essi stessi sviluppatori, senza che ci sia una stretta
divisione dei compiti; il modello ricorda proprio quello di un bazar, che a prima vista può sembrare caotico e
disorganizzato, ma che fa della cooperazione il suo punto di forza.

GNU / LINUX

A distanza di 10 anni, il modello è ancora attuale. La prova principale è il sistema operativo GNU / LINUX che nacque verso il 1985 come progetto della FSF e di Stallman in particolare per lo sviluppo di un sistema operativo libero (GNU) compatibile con UNIX.
I primi importanti contributi vennero da Stallman stesso: il compilatore GCC e l’editor di testo EMACS a cui seguirono
rapidamente altre parti.
Tuttavia all’inizio degli anni 90 mancava ancora un kernel completo. Il problema fu risolto da Linus Torvalds, che nel 1991 sviluppò il kernel Linux, che da quel momento ha conosciuto uno sviluppo incredibilmente veloce, grazie al contributo di migliaia di programmatori sparsi in tutto il mondo.

Il nuovo sistema operativo, chiamato quindi GNU/Linux dall’unione dei due nomi, ha conosciuto innovazioni che si sono susseguite a ritmi molto veloci.
Nel 1992 il gestore grafico X Window System fu integrato in GNU/Linux e su di esso vennero create le interfacce grafiche utilizzate comunemente (GNOME e KDE).
L’avvento delle interfacce grafiche, l’adattamento a una quantità elevata di hardware tra cui molti sistemi embedded, ne fanno oggi un sistema operativo sempre più utilizzato. Basti pensare che inizialmente si trattava di un sistema operativo con scopi ben diversi da Dos o Windows, destinato più che altro ai server e non ai pc domestici.
Le caratteristiche principali erano infatti la potenza, la stabilità, il supporto al multi-threading e ad altre caratteristiche integrate solo successivamente in altri sistemi operativi.
Oggi abbiamo di fronte un sistema operativo che ha potenziato le caratteristiche iniziali rendendole al passo coi tempi, guadagnando nello stesso tempo moltissimo in versatilità e assottigliando sempre più la distanza che lo divideva dai sistemi domestici. Se come facilità d’uso e come ricchezza di software non siamo ancora ai livelli di Windows, ci siamo comunque molto vicini: il trend positivo degli ultimi anni parla chiaro.

Qualche chiarimento

Il concetto di libertà non implica che il software sia utilizzabile in modo indiscriminato: esso è comunque soggetto ad una licenza d’uso, chiaramente indicata nel software. Esistono diverse licenze, che variano tra di loro a volte in modo molto marginale Requisito fondamentale per essere approvate dalle istituzioni sull’open source / free software è che le loro norme rispettino il concetto di libertà alla base e tutte le sue implicazioni di cui abbiamo già parlato. Le norme aggiuntive permettono di riconoscere e rispettare il lavoro degli altri utenti. La licenza più famosa è forse la GNU GPL, con la quale molti programmi open source vengono rilasciati.
In sostanza la libertà è sempre e comunque garantita, ma nel rispetto degli altri!

Perchè conviene alle software house

Dove sta il profitto per le aziende produttrici di software?
Open source non implica necessariamente che il software sia gratuito (come già detto, ”free” non significa ”gratis”, bensì
”libero”). Anche un software commerciale (a pagamento) può essere un software open source, sebbene la maggior parte attualmente non lo sia.
Il guadagno per l’azienda produttrice del software sta principalmente nell’assistenza: la software house potrebbe rendere open source il proprio software stipulando dei contratti basati sull’assistenza, a prezzi diversi in base ai servizi forniti!
Ecco cosa potrebbe succedere se una software house rendesse open source il proprio software:

  1. La software house vende un pacchetto che comprende il proprio software (con codice visualizzabile, soggetto ad una
    delle licenze open source) e l’assistenza, possibilmente a prezzi diversi in base all’assistenza richiesta (il pacchetto base
    potrebbe ad esempio essere gratuito e comprendere solo il software senza dirittto di assistenza).
  2. Il software viene così messo a disposizione della comunità, che aggiunge funzionalità, corregge bug, scrive plugins, ecc.
  3. Il software diventa presto molto più potente, funzionale e soprattutto risponde maggiormente alle aspettative degli utenti
  4. Il software si diffonde, viene provato da più utenti e da più aziende
  5. Più aziende rimangono soddisfatte del software, sia per la qualità in continuo miglioramento, sia per i costi (comprando il pacchetto pagherebbero solo l’assistenza e non anche il codice, come invece avviene per il software proprietario).
  6. Più aziende comprano!
  7. La software house aumenta i profitti: anche se un pacchetto costerà di meno, aumenterà il numero di pacchetti venduti. Inoltre avrà a disposizione molti più sviluppatori di quelli che effettivamente paga!

Il ritorno economico della software house potrebbe essere più elevato rispetto a quello che si ha con il modello classico. Ogni software house, in base alle caratteristiche proprie e del software che produce, deciderà qual è il modello migliore da seguire. Esistono aziende che hanno implementato con successo modelli ibridi: è il caso ad esempio di MySQL, di cui esiste una versione ”Pro Certified Server” a pagamento e una versione ”Community Edition” rilasciata con licenza GPL e con un numero minore di funzionalità.
Altre aziende come SUSE o Red Hat (che producono distribuzioni di Linux) preferiscono utilizzare come base il software sviluppato dalla comunità, aggiungendo una serie di tool di configurazione o di sviluppo, curando gli aspetti più tecnici e dando agli utenti finali un’assistenza mirata.

Apple Mac OS X

Un esempio chiaro di utilizzo di questa politica “ibrida” è quello del sistema operativo Mac OS X prodotto da Apple per i propri computer (in questo caso abbiamo di fronte anche un caso di “hardware chiuso”, ma questa è un’altra storia).

  1. Mac OS X è stato completamente riscritto rispetto ai Mac OS precedenti;
  2. Mac OS X si basa sul sistema operativo Darwin, il cui kernel (XNU), è basato sul microkernel Mach e sul SO FreeBSD, il che ci permette di considerare Darwin un SO Unix-like;
  3. Darwin è open source, sul sito di Apple è presente il codice sorgente di ciascuna versione emessa;
  4. La parte di Mac OS X che poggia su Darwin e l’interfaccia grafica, chiamata Aqua, sono invece closed-source

Il fatto di avere utilizzato una base Unix consolidata, ha dato al nuovo Mac OS X stabilità e potenza, che unita all’interfaccia grafica, tradizionalmente intuitiva, gradevole ed efficiente, fanno di Mac OS X forse il miglior SO, se consideriamo in generale tutti gli aspetti. Il fatto che Darwin sia open-source permette a chiunque di lavorarci su e di effettuare modifiche
Sono infatti nati diversi progetti, come OpenDarwin e GNU- Darwin, che hanno lavorato attivamente su Darwin. Adesso OpenDarwin ha chiuso i battenti, ma date un’occhiata a PureDarwin (http://www.puredarwin.org)
Lo scopo di questi progetti è duplice: da un lato si vuole migliorare Darwin, dall’altro si cerca di aggiungere componenti per renderlo un sistema operativo completo, effettuando il
porting di software open source di altri SO Unix o Unix-like (GNU/Linux, Solaris, BSD, ecc.)
Ovviamente Apple trae grossi benefici dal primo scopo. Proprio per supportare il porting di questi software su Darwin, diversi progetti sono stati creati e portati avanti da terze parti, come MacPorts (noto un tempo come DarwinPorts) e Fink. Apple stessa ha di fatto dato una mano alla comunità, creando ad esempio DarwinBuild, un insieme di tool che permette e facilita la compilazione su Darwin, favorendo così progetti come MacPorts e Fink. Xcode è la suite di development creata da Apple che contiene un IDE e si basa per la compilazione e il debugging su tool open-source (gcc, gdb, ecc.). Apple ha inoltre creato Mac OS Forge, un contenitore che ospita progetti sia creati da terze parti (adcs. MacPorts) che creati da essa stessa (come DarwinBuild). Quindi Apple ha acquisito così gratuitamente migliaia di sviluppatori e beta-testers.
Inoltre, grazie a MacPorts e Fink che hanno portato su Darwin più di 5000 pacchetti degli altri SO Unix-like, ha raggiunto l’obiettivo di aumentare sensibilmente il parco software utilizzabile dagli utenti del suo Mac OSX.
Il rilascio di Darwin sotto licenza open-source e il supporto fornito alla comunità si sono dimostrati delle carte vincenti

Perchè conviene usarlo

Vediamo adesso i motivi per cui un’azienda dovrebbe decidere di sostituire i pacchetti utilizzati con altri open source:

  1. Economicità: l’open source limita il costo della licenza, provate a moltiplicare il risparmio per il numero di licenze che l’azienda deve acquistare! Non più problemi dovuti all’abbandono, da parte della software house, dello sviluppo del software, al mancato rinnovo della licenza, a nuove limitazioni d’uso introdotte, al mancato supporto. Se l’attuale fornitore fallisce o non vuole rinnovare il contratto, cambio fornitore;
  2. Sicurezza e affidabilità: bug limitati o comunque risolti più in fretta;
  3. Interagibilità e flessibilità: il software open source è spesso in grado di interagire con altri programmi mediante plugin, che il software proprietario generalmente non offre oppure solo verso i programmi della stessa casa;

I vantaggi aumentano per la pubblica amministrazione e per le piccole e medie imprese.
Se l’azienda ha perplessità sul passaggio all’open source, è possibile provare senza problemi il software e acquistare il pacchetto comprensivo di assistenza solo se l’esperienza d’uso è stata positiva!
Interi apparati governativi hanno optato per soluzioni open-source, come in Brasile o in Francia, senza menzionare le aziende blue chip e le iniziative per portare i progressi dell’informatica nelle nazioni in via di sviluppo. Le aziende e le istituzioni del settore pubblico stanno realizzando velocemente che possono risparmiare milioni di spese in licenze e supporto, e che l’open source salvaguarda meglio i loro investimenti. Il futuro del business sembra sia sempre più incentrato sulla condivisione.

Ma allora perchè quasi tutti usano Windows?

La domanda è legittima, la risposta viene fuori se guardiamo un po’ indietro nel tempo:

  1. Fino ai primi anni ‘80, i computer per uso “domestico” erano costruiti da aziende quali
    Apple, Commodore, Atari, ecc., ognuna delle quali si occupava sia della parte
    hardware che di quella software: il SO era creato appositamente per quella macchina
  2. La svolta arrivò con IBM, che commercializzò il suo PC usando una “open
    architecture”, ossia servendosi di componenti hardware non prodotti all’interno
    dell’azienda, ma da diversi OEM. Anche per il SO si rivolse all’esterno, permettendo
    la scelta tra 3 diversi sistemi operativi, tra cui l’MS-DOS di Microsoft
  3. Il PC di IBM costava poco rispetto alle alternative, inoltre l’uso della open
    architecture, favorì il rilascio di PC IBM-compatibili a basso costo da parte di una
    miriade di altri produttori, con diverse configurazioni (quindi con diversi prezzi) e
    possibilità di futuri upgrade
  4. L’MS-DOS, pur essendo meno potente rispetto alla concorrenza, era comunque
    sufficiente per le esigenze attuali dell’utente medio, e inoltre era di gran lunga il meno
    costoso, quindi diventò il sistema operativo utilizzato dai PC
  5. L’accoppiata PC con MS-DOS sbaragliò di fatto tutta la concorrenza per quanto
    riguarda il mercato domestico, con qualche eccezione, come Apple, che continuò a
    produrre i propri Macintosh, occupandosi sia dell’hardware che del SO, ma che
    rimase relegata ad un mercato di nicchia
  6. Unix nel frattempo era utilizzato più in ambito accademico e le sue caratteristiche (e il
    prezzo della sua licenza) lo rendevano più adatto a computer più potenti di quelli
    domestici.

Data l’enorme diffusione dei PC e di MS-DOS, tutti i software vennero creati per questa piattaforma
Nel frattempo la seppur esigua concorrenza (rappresentata soprattutto da Apple) inseriva migliorie e nuove caratteristiche nei propri Macintosh, come interfacce a finestre sempre più usabili. La Microsoft non rimase con le mani in mano e si diede da fare creando Windows, inizialmente solo un ambiente operativo da installare sopra MS-DOS,poi ibrido da Windows 95 fino a Windows ME e infine SO a tutti gli effetti da Windows XP in poi.
Di fatto l’unico SO utilizzato sugli ormai diffusissimi PC fu MS-DOS e poi Windows.
In seguito, la creazione di ottime tecnologie quali Office, .NET e DirectX, rilasciati chiaramente solo per Windows, consolidarono maggiormente l’egemonia di Microsoft. Qualsiasi tentativo di contrastare Microsoft tramite SO alternativi (es. OS/2 Warp) fallì miseramente, dato che ormai la Microsoft aveva una posizione di mercato dominante. Questo è comprensibile, per scalzare qualcosa che è diventato uno standard de facto, occorre produrre un’alternativa appetibile, la qualità non basta (dato che comunque non ci vuole molto a produrre un SO migliore di Windows, la qualità e la stabilità di Windows non sono mai state eccelse, inutile nasconderlo).

Gli aspetti da considerare sono parecchi:

  1. Windows è poco potente e offre pochi strumenti, ma esiste un sacco di software di terze parti che gli consente di fare tutto
  2. Le applicazioni di terze parti esistono spesso solo per Windows
  3. L’utente medio è ormai abituato a usare Windows e non sempre ha voglia di imparare ad utilizzare un altro SO, anche se più semplice ed usabile
  4. Il mercato nel 99% dei casi propone PC con Windows preinstallato, senza alcuna possibilità di rinunciarci, salvo rari casi
  5. I produttori hardware hanno interesse a favorire Microsoft in quanto Microsoft favorisce loro, rilasciando spesso nuove versioni di Windows volutamente più
    pesanti per “costringere” gli utenti a rinnovare i propri pc
  6. La pirateria stessa favorisce Windows, permettendo di ottenerlo di fatto gratuitamente: se ciò non fosse possibile, molta più gente considererebbe le
    alternative gratuite
  7. Il mercato dei videogiochi per PC è tutto basato su Windows (grazie a DirectX) con pochissime eccezioni
  8. L’utente medio non è interessato agli aspetti filosofici di Free Software/Open Source, guarda solo la propria convenienza

Nel prossimo articolo vedremo come GNU/Linux sta riuscendo nell’impresa di essere una valida alternativa a Windows.

Articolo scritto da : Giacomo Fazio aka l3golas


Leggi anche :



  • Cos’è l’open source? perchè conviene utilizzarlo? Says:
    febbraio 19th, 2009 at 03:31

    [...] Leggi l’articolo completo su: http://www.intilinux.com/ [...]

  • Enrico Says:
    febbraio 19th, 2009 at 09:54

    Madonna santissima che accozzaglia di luoghi comuni!
    Avvisami quando poggi i piedi sul pianeta Terra.

    Rispondi

  • l3golas Says:
    febbraio 19th, 2009 at 14:31

    x Enrico: Mi fa piacere che tu abbia espresso la tua opinione, ma dovresti anche portare delle argomentazioni che la giustifichino, quindi le sto aspettando

    Rispondi

  • Enrico Says:
    febbraio 20th, 2009 at 09:14

    @l3golas
    Come mai il mio commento di ieri non viene ancora pubblicato?
    Sempre in coda di moderazione?
    O è stato semplicemente censurato?

    Rispondi

  • IntiLinux Says:
    febbraio 20th, 2009 at 10:04

    Semplicemente Akismet l’ha dato come SPAM. Ecco il commento di Enrico :

    Perdonami, troppo lunghe per poterle elencare in un commento.
    Da tempo mi interrogo sul destino dell’opensource, sul suo ruolo nel futuro, su come evitare rischi di sfruttamento da parte di aziende senza scrupoli.
    Se sei veramente interessato a scoprire i miei dubbi sull’opensource, ti invito a leggere questi miei articoli.
    OpenSource filosofia utopistica? (articolo in 4 parti)
    Software libero è SEMPRE meglio?
    Ritorno dall’Opensource
    Perchè Linux non decolla?
    Il destino delle open source Company
    Open-trap

    e dulcis in fundo
    Apple e Google: fidarsi è bene…”
    Ideologie a corrente alternata

    Nulla mi farebbe più felice di una pacata discussione che mi aiutasse ad avere meno dubbi sul destino dell’open source, così com’è interpretato ora.
    Per sintetizzare all’estremo il mio pensiero, se non si corre ai ripari ben presto quelli che oggi sembrano successi si trasformeranno in vittorie di Pirro e Linux avrà sempre meno appeal presso l’utenza che fa il mercato.

    Portare Apple, Darwin e MacOSX come esempio virtuoso di cosa è possibile far scaturire attraverso la comunità open source, per me è veramente il colmo più clamoroso: si tratta di un abile furto ai danni della comunità opensource perpetrato con un gioco delle tre carte reso possibile dalla licenza sotto cui era rilasciato FreeBSD (che non a caso è stata sottoposta immediatamente a revisione per evitare che cose simili si possano ripetere).
    Il risultato? Il sistema operativo più costoso della storia, dato che per poterlo utilizzare devi acquistare anche l’hardware più costoso che al momento per quel segmento di mercato.
    Se questo è un risultato a cui chi opera nella comunità opensource ambisce arrivare, beh, mi dispiace, ma preferisco starne alla larga!

    Purtroppo l’open source è sbandierato più come arma contro Microsoft che come vero e proprio valore o filosofia da difendere.
    Perdona la mia schiettezza, ma il tuo articolo, che ho letto con estrema attenzione, mi è sembrato proprio un esempio.
    A mio modesto parere, nuoce gravemente alla salute di quell’open source che sembri voler difendere e mi ha dato l’impressione di essere un pretesto per attaccare Microsoft soprattutto per il suo passato, restando ciechi a quel che sta accadendo ora, grazie alle battaglie contro lo strapotere di Microsoft che erano molto più giustificate allora di adesso.
    Ed in nome dei peccati di 10 anni fa, si tende a giustificare quelli attuali di altre aziende, pur di andare contro alla tanto odiata Microsoft.

    Rispondi

  • IntiLinux Says:
    febbraio 20th, 2009 at 10:06

    Piccola precisazione : non c’è nessuna moderazione nei commenti… c’è solo Akismet.

    CIAO

    Rispondi

  • Enrico Says:
    febbraio 20th, 2009 at 13:00

    @l3golas

    Come sospettavo Askimet, probabilmente vedendo un eccesso di link, l’ha immediatamente censurato come SPAM.
    Però ora senza link, il mio commento non credo serva a gran che, dato che il mio intento era quello di spiegare il mio pensiero.

    Rispondi

    IntiLinux Reply:

    Commento sistemato. Scusa per l’inconveniente!
    CIAO

    Rispondi

  • Enrico Says:
    febbraio 21st, 2009 at 11:30

    @l3golas
    Grazie

    Rispondi

  • l3golas Says:
    febbraio 21st, 2009 at 16:39

    x Enrico (e per tutti): scusa se mi sono fatto attendere, ho avuto altri impegni inderogabili… Devo dire che sei riuscito ad aggiustare il tiro, dato che il tuo esordio non era stato dei più civili: sparare a zero senza alcuna motivazione non fa fare buona figura, il fatto di non avere tempo non è una giustificazione, meglio non dire nulla piuttosto che sparare una sentenza senza giustificarla, fai solo una pessima figura. Non contento, hai rincarato la dose sostenendo di essere censurato, e questo è ancora più grave: su questo sito non si censura nessuno, le opinioni di tutti, a favore o contrarie, sono le benvenute, e sono fondamentali affinchè una discussione sia costruttiva e serva a qualcosa, quindi nessuna censura, scusa se insisto su questo punto, ma sono un tipo che si schiera contro qualsiasi forma di censura, dunque essere accusato proprio di questo mi manda in bestia. Ad ogni modo credo che la tua sia stata soltanto una provocazione e che tu non lo abbia davvero pensato, quindi mi fermo qui. Andiamo al nocciolo della questione.
    Ho letto i tuoi articoli, dai quali viene fuori una persona con una grande capacità di pensiero e soprattutto una grande capacità di pensare fuori dagli schemi senza lasciarsi abbindolare dalle prime cose che sente, questo è ammirevole ed è sintomo di intelligenza, quindi mi chiedo perchè non ti rendi conto che ci possono anche essere opinioni diverse dalla tua e che, soprattutto in questioni che hanno basi ideologiche e filosofiche come quelle trattate nell’articolo, pretendere che ci sia una “ragione” e un “torto” è essere completamente fuori strada. Ad ogni modo dai tuoi articoli mi è sembrato (opinione personale) che tu abbia un’idea troppo pessimistica dell’open source, sottolinei i difetti e dai troppo poco spazio ai vantaggi (il bicchiere oltre che mezzo vuoto è anche mezzo pieno ;-) ). Questi sono i punti che voglio sottolineare:
    1) Il mio articolo ha un taglio volutamente pratico, perchè destinato a gente che conosce bene il software proprietario (in quanto è il modello più usato attualmente) ed è incuriosità dal concetto di open source ma ne capisce ancora poco e non ha una visione ampia come può essere la tua, infatti se ci fai caso sono partito dall’ABC. L’obiettivo era spiegare perchè può essere un’alternativa ed è quello che ho fatto, se avessi messo anche le disquisizioni filosofiche di vario tipo sarebbe venuto fuori un trattato e non un articolo.
    2) Ciò non vuol dire che non riconosca che il software open source possa avere dei difetti, o che qualche azienda possa sfruttarlo per il proprio tornaconto, ho anche scritto che non sempre è il modello ideale, che ogni azienda sceglie il proprio modello in base alle proprie esigenze, parlando anche di un modello ibrido, cosa che tu non sembri considerare. Dai tuoi articoli sembra che open source e software proprietario debbano per forza essere due cose destinate a non incontrarsi e, se questo succede, significa che l’azienda produttrice del software proprietario stia “sfruttando” l’open source. A volte può essere così, ma non sempre. La mossa di far uscire una versione “lite”, gratuita e open source del proprio software e una versione più completa, chiusa e a pagamento potrebbe essere una buona mossa, perchè potrebbe portare benefici all’azienda (inutile negare che senza benefici l’azienda non si muove), ma anche agli utenti, che possono vedere e modificare il codice del programma che utilizzano, fornire idee, risolvere eventuali bug piuttosto che bestemmiare davanti ad una schermata blu aspettando che qualcuno in alto e in modo totalmente oscuro “risolva” il problema (ogni riferimento non è puramente casuale). L’esempio di Mac OS X secondo me calza a pennello: Apple può essere criticata per le sue scelte, per il suo hardware chiuso e per qualsivoglia altro motivo, però con Mac OS X a mio avviso ha fatto una mossa giusta, rilasciando Darwin come open source (lo è tuttora e i sorgenti sono liberamente scaricabili), poi che questa cosa sia stata portata avanti bene o male è un altro discorso; ha inoltre basato Mac OS X su soluzioni open source stabili e funzionanti, non mi riferisco solo a Darwin, ma anche a cose di minor conto ma con la loro importanza, come Apache, il motore Webkit usato in Safari, cosa che un’altra azienda di nostra conoscenza non fa, preferendo reinventare la ruota per ogni singolo componente, rilasciando cose mediocri come IIS o browser con motori di dubbia qualità come Internet Explorer, e sfruttando la propria posizione di mercato dominante per “imporli” agli utenti e magari far approvare come standard a suon di mazzette delle cose totalmente inutili (vedi caso OOXML).
    3) E con questo ho parzialmente risposto alla tua affermazione di un presunto mio “odio” nei confronti di Microsoft, che confermo. Confronti con altre aziende come Apple e Google di cui parli in alcuni tuoi articoli non reggono… Apple e Google almeno rilasciano software di qualità, nel caso di Google spesso multipiattaforma e open source (nonostante ci possa essere da ridire su questioni come privacy e altro di cui ti dò atto); Microsoft rilascia spesso porcherie chiuse e solo per il suo mediocre sistema operativo, che poi “impone” come standard (sempre sfruttando la propria posizione dominante): non dimenticherò mai di quando, con Internet Explorer, creò una specie di pseudo HTML interpretato correttamente solo dal proprio browser, secondo te perchè lo ha fatto? Ha spiazzato la concorrenza, ma in modo non sicuramente corretto e leale.
    4) Nei tuoi articoli parli dell’open source sottolineando una mancanza di “coordinazione”, come se il software open source fosse in balia del primo pinco pallino che si alza e decide di fare una modifica strampalata a qualcosa e gli altri ne subiscono le modifiche. Questo dipende dai progetti, in alcuni effettivamente manca un po’ di coordinazione, ma in molti altri c’è una coordinazione ottima. Pensa a progetti come Debian, Gnome, KDE, il kernel Linux, OpenOffice e tantissimi altri (anche piccoli progetti) e dimmi se è facile modificare a piacimento o se manca la coordinazione… Quindi il fatto che qualche progetto manchi di coordinazione non vuol dire che la situazione sia tale in tutto il mondo open source!
    5) Francamente non ho capito il problema della privacy, il fatto di introdurre spyware e malware è effettivamente semplice in un software open source, ma lo potresti al limite trovare nelle patch di qualcuno (se esistono) e non nei rami ufficiali, e anche in quel caso la comunità se ne accorgerebbe subito, proprio perchè il codice è aperto. Il problema è molto maggiore nei software proprietari, in cui le stesse case produttrici mettono queste merde e noi neanche ce ne rendiamo conto, e tu stesso mi sembra che ne parli in uno dei tuoi articoli, se non sbaglio citando Apple e il suo iPhone.
    6) Il problema di Linux che non decolla è un falso problema, se vedi il trend degli ultimi anni ti accorgerai che Linux acquisisce sempre più favore sia tra le aziende che tra i singoli utenti. Ti dirò di più: la crescita non è lineare, è pressappoco esponenziale, a mò di circolo virtuoso: per esempio, se gli utenti si interessano di più a Linux, anche le case produttrici di hardware rilasceranno dei driver buoni per Linux, di conseguenza l’uso dell’hardware su Linux sarà più semplice, così più utenti si avviciranno a Linux, e così via. Il trend ormai è questo ed è inarrestabile, non lo dico solo io ma anche le statistiche… In quanto all’usabilità da migliorare mi trovi d’accordo, ho sempre detto che l’utente medio deve poter fare tutto senza dover usare la linea di comando, e questo mi pare che pian piano si stia raggiungendo (se confronti le distribuzioni di ora con quelle di alcuni anni fa te ne renderai conto); non dimenticare che comunque la maggiore difficoltà è dovuta anche alla maggiore flessibilità e alle potenzialità offerte, Windows è facile soprattutto perchè è un giocattolo a confronto. Ma vedrai che Linux decollerà, dagli tempo…

    Adesso smetto, ho scritto anche troppo, scusa se sono stato prolisso. Queste sono comunque le mie opinioni, condivisibili o meno, e mi aspetto rispetto, come io ho rispetto per quelle degli altri. Ti saluto amichevolmente,

    l3golas (Giacomo Fazio)

    Rispondi

  • Enrico Says:
    marzo 5th, 2009 at 09:30

    @Giacomo
    La serie dei miei articoli non ha una conclusione.
    Riflette un processo mentale, ipotizzando una chiave di lettura.
    Se hai fatto caso alcuni articoli son piuttosto vecchi ma significativi dell’evoluzione del mio ragionamento su questo argomento, che è molto lontana dall’essere conclusa.
    La contrapposizione che ho fatto tra modello open source e closed è solo per evidenziare rischi o differenze, non perchè creda che i due modelli siano totalmente alternativi.
    Anzi, penso, esattamente come te,che l’open source sia complementare al modello closed.
    Il mio è stato anche un tentativo di mettere in evidenza rischi che, a mioi parere esistono, ma di cui non sento mai parlare o discutere.

    In me si sta facendo strada l’idea che il ruolo dell’open source sia una cosa ben definita, e non un modello in grado di soppiantare quello commerciale closed, come sembra chiaramente intendere di chi “tifa” per l’opensource.
    IL motivo principale è che per realizzare grandi progetti occorre una sintesi, un coordinamento, che in quell’ambiente mi pare del tutto assente, con qualche rara (e crtiticatissima, come OpenOffice) eccezione.

    Ancora una volta critichi Microsoft senza (mi è sembrato e mi scuso se non è così) conoscere molto bene come stanno le cose.
    Cose come Surface, Microsoft Gazzelle dovrebbero far capire 1) che Microsoft fa innovazione vera 2) se non migliora IE8 forse è perchè sta puntando in altre direzioni, che saranno più chiare dopo.
    In sintesi, l’impressione che ho spesso quando parli con qualche opensource entusiast, è che l’opensource sia vista più come arma per combattere la Microsoft che come soluzione per migliorare la vita degli utenti.
    Insomma, l’accusa che tu fai a me di ritenere l’opensource solo un alternativa al modello closed e che non ci possa essere integrazione, è quella che faccio io a quelli che pensano che closed sia il male e l’opensource il bene.
    Difficile pensare di cooperare con qualcuno che vuoi solo morto, atteggiamento che “trasuda” leggendo quel che scrivi, e che spesso, senza offesa, si limita alla superficie delle cose.

    Per dimostrare che spesso in quel che dici leggo luoghi comuni tutti da verificare, ti faccio proprio l’esempio di Firefox (il mio browser preferito): Firefox si è imposto nonostante IE sia il browser che Microsoft fa trovare a tutti in Windows.
    Questo dovrebbe da un lato far capire che la gente non è ferssa e sceglie ciò che ritiene meglio per se’, dall’altra che portare come scusante della mancata diffusiione di soluzioni open source la questione preinstallazione (come si evince dalla lettura di ciò che scrivi) va come minimo rivista alla luce di questi fatti.

    In sostanza, a differenza di te, nonostante tifi, come tutti i sani di mente, perchè il modello open source si diffonda il più possibile in modo da vedere le mie esigenze maggiormente soddisfatte, ho forti dubbi che stando le cose come allo stato attuale si possa avere un futuro più roseo di questo.
    Ed è propio perchè tifo per l’open source che ne metto in evidenza dei limiti che tutti fanno a gara per sottovalutare ma che, a parer mio, minano il futuro di questo modello di sviluppo.
    Secondo me però il modello open source sta fallendo in questo intento, forse perchè ancora chi ci è dentro non ha dato il giusto peso, il giusto ruoli, la giusta dimensione all’open source.
    La cosa appare ancora più evidente se si fa il confronto con l’open source hardware, in cui alcuni ragionamenti di ovvio buon senso sono imposti da evidenti limiti derivanti dall’aver a che fare con qualcosa di fisico, e non di virtuale e incorporeo come il software.
    Ho scritto qualche giorno fa un articolo al riguardo che ti invito a leggere prchè contiene una sintesi di alcune conclusioni a cui sono arrivato fino ad ora.

    Alla fine, voglio dire, che affermazioni nette come quelle che leggo nel tuo articolo e nei commenti successivi, secondo me sono fuori luogo perchè non tengono conto della realtà dei fatti e si basano, troppo e troppo poco intelligentemente, su antipatia (o odio) verso una parte (Microsoft) che non è “IL” mondo closed intero, ma solo una parte il cui totale Apple contribuisce a costituire (nonostante tu continui a portarla come esempio di successo della filosofia open).
    Google ha un suo modello closed ben più pericoloso della chiusura del codice che costituisce le sue applicazioni: è “closed” lato privacy, nel senso che paghiamo con i nostri dati personali l’utilizzo delle sue applicazioni non sapendo però che fine facciano questi dati o che uso se ne faccia.
    Per me spendere 100 Euro per un software o spendere 100 Euro per un’acquisto superfluo indotto da un’abile campagna marketing resa possibile perchè chi è a conoscenza dei miei gusti e delle mie debolezze riesce a farmi credere di averne assoluto bisogno, non sono la stessa cosa e preferisco centomila volte spendere per un programma piuttosto che essere “psicologicamente abbindolato”.

    Affermazioni come “Apple e Google almeno rilasciano software di qualità” non sono per me accettabili perchè presuppongono che invece Microsoft non rilasci software di qualità (e perciò il 95% degli utenti deve essere fesso) e che invece Apple e Google rilascino solo software di qualità.
    E’ evidente che conosci troppo poco ciò che fa Microsoft e che l’odio che provi per un’azienda in particolare ti spinge a sopravvalutare le alternative (in sostanza tutto va bene basta che non lo faccia Microsoft).

    Infine, molte delle mie affermazioni contenute in quegli articoli sono fatte solo per contraddire i luoghi comuni che circolano e che sono spacciati come verità assolute.
    Esempi sono proprio la presunta certezza della privacy e dell’assenza di rischi per la sicurezza e l’eccellenza del supporto che si può godere attraverso la comunità open.
    Tra teoria e realtà dei fatti le cose un po’ cambiano: se teoricamente è vero che la comunità open, avendo libero accesso al codice sorgente, è in grado di verificare qualità e sicurezza di un’applicazione, occorre poi chiedersi se questo controllo viene effettivamente effettuato così come dovrebbe essere fatto per assicurare che teoria e pratica coincidano. Tu suppongo che prima di installare Linux o una qualunque applicazione open source ti studi il codice per vedere che all’interno non ci siano trappole?
    E’ evidente che non è così, non lo fa nessuno tranne chi a quel dato progetto ci lavora. Quindi alla fine la sostanza è sempre la stessa: ci si fida di un perfetto estraneo, con l’aggravante che, nel modno open source, non gli si può nemmeno dare un volto!
    Stessa cosa per l’assistenza.
    Se dovessi basare le mie conclusioni solo sulla mia esperienza personale diretta (vedi l’articolo intitolato Open-trap) direi che l’assistenza da parte della comunità opensource è quanto di più carente e qualitativamente scarso ci sia.
    Basterebbe solo questo per fare mille volte la scelta di un’applicazione closed.
    Ma siccome do’ fiducia al prossimo, sono disposto a credere di essere particolarmente sfigato, e di essere incappato in una serie di inconvenienti particolari, ed attendo fiducioso di godere, almeno una volta prima di tirare le cuoia, del fantastico supporto di questa comunità.

    Questa crescita (addirittura esponenziale) di Linux io proprio non la vedo. In 20 anni (o quasi) che ne seguo l’evolversi ha racimolato l’1% dell’utenza nell’ambito desktop.
    Il trend è una linea quasi piatta ed i risultati conseguiti segnalano, a mio modo di vedre, che sono presenti tuttora gravi problemi irrisolti.

    Se tu ti scusi per la tua prolissità, cosa dovrei fare io? ;-)

    So che alla fine le nostre schermaglie lasceranno il tempo che trovano; ti voglio invitare solo a ragionare un po’ meno in preda all’odio (che non porta mai a conclusioni sensate) dando un po’ meno retta ai vari guru (o presunti tali) ed un po’ più retta al tuo cervello, alla tua capacità di vedere i fatti oltre le chiacchiere, la realtà aldilà delle ideologie che, a mio parere, sono spesso il mantello sotto cui alcuni nascondono intenti molto poco nobili.

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  • l3golas Says:
    marzo 16th, 2009 at 03:00

    @Enrico: avevo già letto il tuo articolo sull’hardware open source, ho messo il tuo blog tra i miei feed perchè lo reputo interessante (ovviamente è la verità, non considerarla una “captatio benevolentiae” perchè non sono il tipo). Reputo l’hardware open source molto interessante e spero che abbia successo.

    Riguardo al tuo punto di vista sul software open source, come già detto, credo che quello che dici abbia un fondamento, semplicemente a volte pecchi un po’ troppo di pessimismo secondo me, ma sono punti di vista.

    Se devo essere sincero, e qui gli esponenti della FSF andranno su tutte le furie, non ho mai pensato al free software come un’alternativa il cui obiettivo è soppiantare il software proprietario (la vedo troppo come un’utopia, un po’ come il comunismo puro, ma non voglio buttarla sul politico), ho sempre pensato ad una pacifica coesistenza di entrambi le tipologie, tanto è vero che mi piace molto il modello ibrido di cui parlavo, secondo me può essere un ottimo compromesso. Sottolineo il “può”, per dire che non è detto che tutte le aziende debbano adottare il modello ibrido o considerare per forza di rilasciare tutto o parte del loro codice sorgente, ogni azienda è una realtà a se stante, l’azienda mira al proprio profitto (e mi sembra anche giusto), dunque la mia intenzione nell’articolo era solo quella di portare a conoscenza delle aziende in cosa consiste il modello open source in modo che possano considerare se può far per loro in qualche modo oppure no: ci saranno aziende che potrebbero trarne profitto, altre per cui invece non servirebbe a niente o sarebbe addirittura controproducente, l’importante è che conoscano questo modello. Ho anche espresso quest’ultimo concetto, dicendo che ogni azienda poi valuterà in base alle proprie esigenze, forse dovevo scriverlo più a caratteri cubitali, ne terrò conto. Non dico più niente su questa parte, tanto mi sembra che entrambi su questo siamo d’accordo.

    Quanto alla coordinazione nel software open source, ripeto che ci sono casi e casi, il fatto che ci siano casi di caos totale non implica un fallimento del modello, è semplicemente un caso in cui il modello è impiegato male.

    Mi accusi di parlare utilizzando luoghi comuni, ma non è così, se dico una cosa è perchè ci ho riflettuto e ne sono convinto, poi si può essere più o meno d’accordo… Ad esempio, sul fatto che considero Microsoft come peggio di Apple e Google, non è certo perchè in giro si usano i termini Micro$oft e Winzozz o perchè va di moda per i sostenitori dell’open source essere contro Microsoft, è perchè effettivamente penso che sia molto peggio di Apple e Google e ho già spiegato perchè per me è così. Riassumo in breve: parliamo di un’azienda che sfrutta la sua posizione dominante sul mercato per rilasciare software di qualità spesso scadente o poco curata, sapendo che comunque riuscirà ad imporla sul mercato, proprio in virtù di questa sua posizione di “privilegio”. Google e Apple non sono certo degli angioletti o dei benefattori dell’umanità (esistono forse aziende di questo tipo?), però per il momento hanno sempre rilasciato ottimo software… Se un giorno Google, che conquista sempre maggiori fette di mercato, dovesse rilasciare software scadente, non esiterò a scagliarmi anche contro Google.
    In ogni caso sono sempre stato contrario alle egemonie sul mercato, credo che un po’ di sana concorrenza faccia del bene ai clienti, dato che le aziende devono impegnarsi a produrre software di qualità, se no il mercato le punisce favorendo le alternative: se Microsoft non avesse avuto la posizione quasi monopolistica che ricopre, ci saremmo trovati con un Windows Vista molto più serio, invece è uscita una schifezza che il mercato ha comunque punito, ma troppo poco, per altre aziende non nella posizione di Microsoft sarebbe stata la fine…
    Ovviamente nulla da dire su tecnologie Microsoft come Surface o la tecnologia .NET o su altre cose effettivamente di qualità, su queste cose nulla da eccepire, ben venga la Microsoft quando sfrutta le sue risorse per produrre valide tecnologie.

    Una nota a proposito del fatto che il 95% della gente usa Windows: non è certo per motivi di qualità, se lo confrontiamo con Linux e Mac OS X ne esce sconfitto sotto tutti i fronti (parlo con cognizione perchè li ho usati tutti e tre e sono un ingegnere informatico, quindi diciamo che è il mio campo); Windows è così usato per motivi storici, dato che quando si è diffuso non c’erano alternative desktop altrettanto valide e Apple rimaneva chiusa nel suo mercato di nicchia, mentre Microsoft ha potuto beneficiare dell’accoppiata vincente con i PC IBM compatibili a basso costo rispetto ai costosi Macintosh. Di conseguenza la stragrande maggioranza dei software sono stati fatti e sono ancora purtroppo solo per Windows, ecco perchè la gente continua ad usarlo, ma anche qui le cose stanno pian piano cambiando e secondo me è bene che questo accada, un domani forse Microsoft dovrà impegnarsi un po’ di più quando sviluppa un sistema operativo e ripeto, sarà tutto a vantaggio del cliente…

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  • l3golas Says:
    marzo 19th, 2009 at 01:51

    Piccola “patch” a quello che ho detto nel post precedente… Oggi ho discusso con alcuni amici proprio di quanto riportato negli ultimi commenti ed effettivamente devo fare una piccola revisione a quello che ho detto relativamente a Microsoft nell’ultimo commento (e un po’ anche in quelli precedenti): ho detto che Microsoft spesso sfrutta la propria posizione dominante sul mercato per rilasciare software di qualità scadente o poco curata (vedi Internet Explorer ma non è l’unico esempio), certa che il mercato le utilizzerà lo stesso, proprio in virtù di questa sua posizione dominante, mentre altre aziende non potrebbero farlo. Confermo quello che ho detto, ma si è riflettuto sul fatto che, per quanto la cosa possa risultare antipatica, Microsoft porta avanti il proprio ruolo di azienda e approfitta di questa sua posizione perchè gli è possibile e, finchè rimane nella legalità, non possiamo scagliarci contro di essa per queste sue decisioni, bisognerebbe più che altro creare valide alternative, in modo che, spinta dalla concorrenza che incalza, Microsoft sia costretta a rilasciare software quantomeno decente (lo conferma il fatto che Internet Explorer fa sempre schifo ma almeno è più decente, dopo che Firefox si è dimostrato un concorrente agguerrito).
    GNU/Linux potrebbe essere questa valida alternativa ad un sistema operativo mediocre come Windows, dico potrebbe perchè ancora non ci siamo, abbiamo fatto passi da gigante ma bisogna ancora fare molto affinchè l’utente medio possa usarlo; quando ce la faremo avremo tutto, un sistema operativo potente, utile e funzionale sia per l’utente esperto che potrà continuare ad usare la linea di comando che per l’utente medio, che usufruirà delle funzionalità disponibili da semplici interfacce grafiche (cosa possibile attualmente con Mac OS X, che vedrei come un esempio di usabilità e semplicità da prendere come modello); per questo è comunque fondamentale che la comunità che sta dietro a GNU/Linux non si faccia sopraffare dalle “guerre di religione” tra le varie distribuzioni, ma che si punti ad un’intesa e alla ricerca di standard comuni.
    In ogni caso, non per avercela contro la Microsoft, ma credo che una situazione fatta di reale concorrenza sia conveniente per tutti (il monopolio non conviene mai all’utente finale), anche la Microsoft sarebbe “costretta” a curare di più il suo software (sappiamo che ne è capace, cose come .NET lo dimostrano) e gli utenti ne beneficerebbero.
    Con questo ho un po’ aggiustato il tiro e chiarito qualcosa che era rimasto in aria, rimangono comunque intatte le critiche a Microsoft quando sfrutta illegalmente la propria posizione di mercato per “tagliare le gambe agli avversari” (lo ha fatto altre volte e lo farà ancora, facendosi un baffo delle multe da parte dell’antitrust, dato che per lei sono lo 0,1% di quello che guadagna).
    E rimane intatto il concetto che il 95% della gente usa Windows non perchè sia “migliore” (tra i 3 sistemi operativi non vince neanche su un aspetto), ma per motivi storici e perchè le alternative non sono ancora pronte: Mac OS X rimane uno splendore ma nel suo mercato di nicchia con il proprio hardware chiuso e GNU/Linux… dobbiamo renderlo ancora più user friendly, sono stati fatti passi da gigante che fanno ben sperare, ma non è ancora abbastanza…

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