Abbiamo parlato negli articoli precedenti del protocollo , ma non è certo la soluzione migliore, in quanto esiste il protocollo NX, superiore a sotto ogni punto di vista

NX è un protocollo sviluppato dall’azienda italiana NoMachine, che permette di eseguire sessioni remote di X attraverso un client prodotto dalla stessa NoMachine che gira su sistemi operativi Linux, Windows, Mac OS X e Solaris. Inoltre vengono attuate delle sapienti politiche di compressione del traffico X e di gestione della cache, evitando gli scambi di dati inutili ed attuando un controllo di flusso che permette una gestione delle sessioni remote che funziona ottimamente anche su computer collegati
con reti lente. Ma le caratteristiche che fanno di NX un protocollo veramente appetibile sono: possibilità di connessione ad una sessione già aperta (session shadowing), possibilità di aprire una nuova sessione, possibilità di disconnettersi da una sessione senza terminarla (session persistence), in modo che i programmi lanciati continuino a girare e che sia possibile riconnettersi a quella sessione in futuro anche da un’altra macchina, file sharing e printing support, possibilità di incapsulare connessioni
VNC e RDP, sicurezza grazie all’uso di SSH per cifrare le connessioni. Una descrizione più approfondita esula dagli scopi di questo articolo, tuttavia è possibile avere un’idea abbastanza dettagliata del funzionamento di NX dando un’occhiata al sito di NoMachine e in particolare a questa pagina.

Come abbiamo già detto, i client sono disponibili gratuitamente per tutte le piattaforme, mentre il server è per il momento presente solo per Linux. In particolare, il server si può trovare nella versione free (gratuita, ma limitata, in quanto consente la connessione simultanea di massimo due utenti), oppure in altre versioni via via meno limitate ma sempre più costose. Le impressioni derivate dall’utilizzo della versione free sono ottime, il sistema è reattivo e sembra quasi di lavorare in locale,
inoltre la funzione di “session persistence” funziona benissimo (se ci si disconnette dalla sessione in corso senza terminarla e si lascia qualche processo in esecuzione, esso continuerà ad essere eseguito e ad una successiva riconnessione sarà possibile vederne i progressi).
Ma c’è di più. NoMachine ha infatti abbracciato il concetto di open-source, mettendo a disposizione sotto licenza GPL il codice sorgente dei tools e delle librerie (components) della propria tecnologia.
Questo ha favorito il miglioramento di tali tecnologie, e ha anche permesso la creazione di FreeNX, ossia un server open-source per NX e completamente free, quindi senza le limitazioni riguardanti il numero massimo di utenti presenti nella versione free del server originale di NoMachine. FreeNX funziona egregiamente, anche se non ai livelli del server originale, soprattutto perchè qualche funzionalità non funziona ancora correttamente, come la connessione ad una sessione già aperta, che deve ancora essere implementata; è inoltre compatibilissimo con i client ufficiali forniti da NoMachine
gratuitamente per tutte le piattaforme.
Tenuto conto di questi fattori, la scelta tra NX e FreeNX dipende dall’uso che si intende fare di questa tecnologia: per un uso domestico sicuramente è consigliabile usare la versione free del server di NoMachine (2 connessioni remote simultanee dovrebbero essere sufficienti), ma se invece è necessario avere a disposizione molte connessioni remote simultanee conviene orientarsi verso FreeNX, dato che non ha limitazioni sul numero di utenti che possono connettersi e funziona comunque egregiamente,
rinunciando tuttavia alla possibilità di connettersi alla sessione corrente (per quello si può sempre utilizzare un server VNC come vino). Analizziamo i due casi uno alla volta.

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